Toro con pizza quattro stagioni

Noi abbiamo iniziato la pittura facendo il fondo con le spugne rosse e blu.

Finito il fondo ci è venuta l’idea di contornare e di evidenziare certe forme con dei pennelli più grandi.

Dopo aver contornato, abbiamo preso dei pennellini più piccoli e abbiamo ritoccato ancora.

Poi il maestro è venuto a darci dei consigli e allora ci siamo messi di nuovo a ritoccare e ci sono venute fuori forme molto strane e divertenti.

Noi due, dopo aver ritoccato, abbiamo osservato il lavoro e ci è venuta l’idea di chiamarlo “Pizza quattro stagioni”, perché il quadretto era diviso in quattro parti.

Avevamo ritoccato molto e abbiamo realizzato figure che assomigliano a delle acciughe, con vicino dei funghi, con sopra delle olive e sugo di pomodoro con un po’ d’olio.

Ci è venuta anche l’idea di colorare certe forme facendo dei puntini colorati e sfumature rosse.

Un giorno il maestro è venuto ad osservare il nostro quadretto: secondo lui la linea nera aveva la forma di un toro con le corna.

Subito non ce ne siamo accorti, ma poi, guardandolo bene, abbiamo visto anche noi la testa e il muso del toro.

Per evidenziarlo meglio, abbiamo pensato di aggiungere una mascherina di carta colorata di nero.

Alla fine del lavoro ho detto a Daniele che in collegio avevo fatto una sola volta pittura e non mi ero divertito, perché la dovevamo fare per forza su S. Martino.

Invece, qui a S. Maurizio si pittura di più e con tanti materiali e poi non si è obbligati, come a Viù, a farla su un argomento stabilito da altri.

Di sicuro, con il metodo di Viù, non sarei mai riuscito a fare con Daniele questo “Toro con pizza quattro stagioni”.

(Daniele e Fausto – 10 anni – ottobre 1985)